Vittorio Civitillo | |||||
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il Dialetto di Gioia Sannitica |
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L'IMPRONTA LATINA IN UN DIALETTO ALTO CAMPANO | |||||
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Latino e Dialetto |
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L’epìtesi in dialetto |
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Vittorio Civitillo |
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L’epìtesi, detta anche paragòge, consiste nell'aggiunta di uno o più fonemi non etimologici alla fine della parola ed è tipica delle lingue e dei dialetti che non ammettono nel loro sistema fonologico consonanti finali. Interessa quindi largamente i dialetti centrali e meridionali della nostra penisola e ne rappresenta il mezzo principale di adattamento dei prestiti da lingue straniere e sigle.
Nel dialetto alto-campano di Gioia Sannitica si ha l’epìtesi (= aggiunta) delle vocali -u ed -a (che corrispondono alle desinenze dei nomi maschili e femminili) alle parole adattate. Come conseguenza, la consonante finale si rafforza (tranne filmu da ‘film’) e l’ultima sillaba diventa penultima accentata, ottenendo una parola piana: es.: bar-ru <‘bar’, cac-tùs-su < ‘càc-tus’, bi-bi-gàs-su < ‘bì-bi-gas’.
Ed ecco un elenco dei principali casi di epìtesi nel dialetto esaminato. Contrariamente ai dialetti, nelle parole provenienti da altre lingue e sigle l'italiano conserva la consonante finale originaria.
N.B. Per avvertire l’epitesi bisogna considerare la parola non isolatamente ma nel flusso del discorso reale, tra parlanti dialettofoni, preferibilmente anziani, che quindi abbiano appreso il dialetto da piccoli, come lingua materna, da genitori nonni e bisnonni. Un modo per risalire almeno a fine ‘800. Inoltre i parlanti non devono sentirsi osservati, pena l’inevitabile sostituzione di parole che a loro sembrano scorrette con altre sentite più vicine all’italiano, oppure con l’italianizzazione dei termini dialettali. Esempi di frasi nel dialetto gioiese:
U bibbigassu štéva appicciatu. ‘Il bibigas stava acceso’. Rént’ au barru ci štéva ggèntë. ‘Nel bar c’era gente”. Ha fattu nu gollu rént’a porta sóva. ‘Ha fatto un gol nella sua porta’.
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